// Fuori dalla rete

15.05.2013

Più o meno periodicamente c'è qualcuno che si convince che il web e la rete siano elementi 'di disturbo' che li tengono lontani dai contesti reali facendogli perdere il contatto con la quotidianità, c'è chi arriva a pensare che il tempo dedicato al web possa essere impiegato in maniera più costruttiva leggendo un libro o andando al cinema, e poi ci sono quelli che hanno letto articoli sull'alienazione da web, ci hanno creduto e si sono convinti di aver bisogno di un periodo di disintossicazione.
Questi utenti, prendendosi una pausa dal web e allentando un po' la loro connessione, sperano di riuscire a gestire in maniera diversa la loro vita e la quotidianità.

I motivi che portano a prendersi una vacanza dai social network e dalla comunicazione on line possono essere differenti, alle volte sono dei semplici esperimenti che assumono valore e, soprattutto, attirano curiosità.

É, per esempio, il caso di Paul Miller, caporedattore di The Verge, che lo scorso anno ha deciso di smettere di usare internet e il primo maggio del 2012 ha 'staccato la connessione' rimanendo off-line per un anno intero: un'esperienza insolita per un giovane uomo contemporaneo raccontata in prima persona sulle pagine del giornale per cui lavora.
Quando Miller si è riconnesso ha reso pubbliche conclusioni e considerazioni dichiarando che il web gli è mancato e che non è vero che è un mezzo che isola ma che, al contrario, contribuisce a definire una rete di relazioni.
Chi si aspettava commenti entusiasti su questa esperienza è rimasto deluso proprio perché Miller non ne è uscito rilassato ma, da un certo punto di vista, deluso dalle vanità delle sue stesse aspettative.

Ho passato un anno senza navigare, senza controllare le mie email, senza fare ‘like’ su alcun link. Sono stato libero dalla rete. E ora dovrei dirvi che sto molto meglio, che sono più rilassato. Ma non è così. (...) Avevo letto talmente tanti libri e articoli che parlavano di quanto il web ci rende soli e stupidi che ho cominciato a crederci, internet però non è un processo individuale. È una cosa che facciamo insieme, che ci mantiene connessi. E in fondo ci fa sentire meno soli”. (I'm still here)

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